La Disgrafia è un disturbo specifico dell'apprendimento che si caratterizza come difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici, essa riguarda il grafismo e non le regole ortografiche e sintattiche.
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Con riferimento a J. de Ajuriaguerra la scrittura è una forma di espressione del linguaggio che implica una comunicazione simbolica per mezzo di segni individuati dall'uomo che variano a seconda delle varie civiltà. La scrittura è una conquista tardiva nella storia dell'umanità e più tardiva nell'ontogenesi del linguaggio orale. L'esigenza essenziale della scrittura è la trasmissibilità dell'espressione grafica; per la mano non è che una delle sue attività ed è quella che lascia meno libertà ma nello stesso tempo la più ricca perchè fissa il linguaggio e può lasciare la traccia descrittiva di tutto ciò che si può esprimere.
La scrittura è prassia e linguaggio e non è possibile che a partire da un certo livello di organizzazione della motricità, da una organizzazione fine dei movimenti, da una possibile loro attività in tutte le direzioni dello spazio. Essa è attività dell'intelletto e prassia ben prima che sia tracciata; l'immagine anticipatrice (Klages) con l'idea dell'azione e la mobilità della vista che controlla la sua esecuzione. La scrittura, attività convenzionale e codificata, è frutto di una acquisizione e non è possbile che a partire da un certo livello di sviluppo intellettivo, motorio, affettivo. Segue nella nostra società uno sviluppo misurabile perché è funzione da una parte di fattori maturativi, organici-funzionali a partire dai quali essa diviene possibile e dall'altra di un apprendimento scolastico gerarchizzato. Tuttavia la scrittura ha uno stile personale intimamente legato alle caratteristiche individuali e questo dato apre d'altra parte delle prospettive di valutazioni differenziali.
La scrittura è un modo di comunicazione tra noi e gli altri e quindi il bambino dovrà, nel quadro delle sue possibilità personali, rispondere a certe esigenze imposte dalla società, esigenze di buona scrittura a livello calligrafico, di leggibilità, di rapidità. Ad esempio, anche se i canoni di scrittura si sono modificati nel tempo, ci sono elementi che persistono come l'impostazione nella pagina, che dona alla scrittura "sa melodie verbale e sa valeur de récit ordonné", come una espressione verbale silenziosa. La leggibilità risulta non solamente dalla forma delle lettere ma anche dal loro collegamento e dalla organizzazione del loro svolgersi grafico. La rapidità è una esigenza di oggi. Questi tre tipi di esigenze sono fino a un certo punto contraddittorie e queste contraddizioni possono esser superate con metodi di apprendimento adeguati. In base alle possibilità del bambino questi metodi terranno conto della forma delle lettere, delle alzate di penna, dei tipi di collegamento. I primi passi dell'apprendimento sono decisivi perché ogni bambino si presenta di fronte alla scrittura con il suo proprio modo di organizzazione, con le sue capacità motorie, le sue facoltà di strutturazione, di orientamento e rappresentazione verbale. In questa prospettiva e sul piano della pedagogia generale, l'apprendimento della scrittura deve essere considerato come una disciplina educativa che si sviluppa sulla base dei dati che andiamo a definire e che confermano essere la mano lo strumento di un vasto sistema di riferimenti. Se la scrittura come apprendimento entra nel dominio della pedagogia, psicologi e fisiologi devono approfondire lo studio dei meccanismi di questa funzione espressiva e del suo modo di organizzarsi, i clinici dedicarsi allo studio delle sue difficoltà. La disgrafia rappresenta proprio questo deficit della qualità del tracciato grafico che si manifesta con la difficoltà nella organizzazione delle componenti esecutivo-motorie della scrittura.
(Da J. De Ajuraguerra Introduction Générale a "L'ecriture de l'enfant" "1. L'evolution de l'ecriture et ses difficultés")